Barcellona settima e Roma decima nell’indagine sulla mobilità di The Boston Consulting Group.
La Spagna è l’unico Paese a piazzare due città – Madrid e Barcellona - nella top 10 delle più desiderate al mondo dai lavoratori stranieri. E’ quanto risulta dall’indagine Decoding Global Talent sulla mobilità lavorativa a livello mondiale che la società di consulenza americana The Boston Consulting Group ha svolto intervistando 200.000 persone di 189 Paesi cui è stato chiesto in quale città preferirebbero lavorare se si dovessero trasferire all’estero.
La classifica, guidata da Londra, da New York, Parigi e Sidney vede, tra le prime dieci, anche Berlino, Toronto, Singapore e, all’ultimo posto, Roma.
Se dalle città si passa ai Paesi, la distanza tra Spagna e Italia si riduce, piazzandosi rispettivamente all’ottavo ed al nono posto in un ranking che vede ai primi tre posti gli anglosassoni (USA, Regno Unito e Canada) seguiti da Germania, Svizzera, Francia e Australia.
Sull’altro versante, quello dei Paesi di origine dei potenziali lavoratori che vorrebbero cambiare Paese, emerge il curioso dato per cui l’aspetto economico non è il principale motivo che spinge alla mobilità se è vero che la propensione a quest’ultima raggiunge in una Nazione prospera come l’Olanda il 90%, l’80% in Australia e il 75% in Svizzera.
Sarebbero infatti fattori esperienziali a motivare l’emigrazione del terzo millennio da parte di cittadini del primo mondo.
L’indagine mette infatti in evidenza come tra gli aspetti considerati più importanti nella scelta di una città in concreto, più ancora che di un Paese nel suo complesso, vi siano le condizioni extra-lavorative che consentano di sfruttare al meglio il proprio tempo libero.
Più in generale, viene messo in evidenza come tra i parametri di valutazione della situazione lavorativa vi siano quelli relativi ad aspetti intrinseci come il riconoscimento che si ottiene per il proprio lavoro, il buon rapporto con i colleghi e un ottimale bilanciamento tra lavoro e vita personale.
Questi aspetti avrebbero peraltro un diverso peso a seconda della tappa della vita in cui ci si trova essendo minimo tra i venti e i trent’anni, quando l’attenzione è prevalentemente concentrata sullo sviluppo della propria carriera. Tra i trenta e i quaranta prevarrebbe – al momento in cui generalmente si mette su famiglia – prevarrebbe invece l’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita personale mentre nell’ultima fase della propria traiettoria professionale prenderebbero decisamente piede gli elementi relativi al contenuto dell’attività lavorativa.
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