A novembre arriverà sul mercato Parlem, operatore telefonico virtuale con sede a Barcellona. L’impresa di propone di difendere i valori condivisi dalla maggioranza della società catalana.
Anche se il 9 novembre non si terrà il referendum sull’indipendenza della Catalogna, il nazionalismo si materializzerà, pochi giorni dopo (il 17 novembre), attraverso l’entrata sul mercato del primo operatore telefonico (virtuale) interamente catalano.
Si tratta di Parlem, una società fondata a luglio da un gruppo di imprenditori catalani guidato dall’ingegnere Ernest Perez-Mas e composto da famiglie come i Font (supermercati Bonpreu) e i Carandell.
I motivi alla base dell’iniziativa sono raccolti in un vero e proprio manifesto (normalmente proprio più dei partiti politici che delle imprese) dove si afferma che un’impresa è catalana nella misura in cui difende i valori che sono trasversalmente condivisi dalla società del “Paese” (intendendo per tale la Catalogna). Il valore aggiunto del nuovo operatore viene enucleato, tra l’altro, nel fatto di usare la lingua catalana abitualmente nella relazione con i clienti e nell’ambito della rappresentanza istituzionale (sic).
Per passare ai motivi di attrazione economica, Perez-Mas sottolinea come, pur non volendo diventare un operatore low cost, le tariffe saranno del 20% inferiori rispetto a quelle attualmente presenti sul mercato.
Parlem utilizzerà la rete di Orange e la struttura dello scomparso operatore virtuale FonYou proponendosi di catturare 10.000 clienti prima della fine dell’anno con l’obiettivo di farli diventare 600.000 nel giro di 5 anni e trasformarsi nel quarto operatore in Catalogna nel 2019 con una quota di mercato del 7%.
L’investimento iniziale è stato di 4,5 milioni di euro e arriverà fino a 15. I primi utili sono attesi tra 15/18 mesi e nel 2016 Parlem si propone di essere quotata al Mercato Alternativo della Borsa spagnola.
Sul mercato catalano, che rappresenta il 22% del totale di quello spagnolo, sono attualmente attivioltre 40 operatori con un fatturato di circa 2,6 miliardi di euro.
Red.
