Abogados in Italia a rischio?

Su 3.452 iscritti negli elenchi degli avvocati “stranieri” in Italia, oltre il 75% sono cittadini italiani che hanno conseguito il titolo in Spagna. La questione dell’”abuso del diritto” all’attenzione della Corte UE.

Il fenomeno è noto: ci si laurea in giurisprudenza in Italia, si ottiene la qualifica di abogado in Spagna e si torna in Italia chiedendo l’iscrizione all’albo forense. Tutto ciò senza bisogno di superare lo scoglio rappresentato dall’apposito esame di Stato previsto dall’ordinamento italiano. Peraltro, sino al 30 ottobre 2011, data di entrata in vigore della riforma spagnola che ha adeguato la legislazione agli standard europei (c.d. “processo di Bologna”), per diventare abogado non era necessario nulla più dell’omologazione in Spagna della laurea italiana, ottenendo così di scontare anche i due anni di praticantato obbligatori nel Bel Paese.

Tutto ciò è reso possibile dalla Direttiva 98/5/CE volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica, recepita in Italia con il D. Lgs. 2 febbraio 2001 n. 96, che persegue un fondamentale obbiettivo dei trattati europei, ovvero la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione delle persone e dei servizi.

Nello spirito del legislatore europeo ci si sarebbe attesi, in una situazione fisiologica, di trovarsi di fronte ad avvocati con cittadinanza straniera che, avendo conseguito la propria qualifica nel Paese d’origine, avessero in seguito deciso di esercitare la professione in Italia.

Si scopre invece, secondo quanto riferisce in un recente comunicato il Consiglio Nazionale Forense italiano (CNF), che su 3.579 iscritti negli appositi elenchi degli “avvocati stabiliti” tenuti dagli ordini professionali sparsi nello Stivale, ben 3.452, ovvero il 92%, sono italiani!

Di questi, l’83% ha conseguito il titolo in Spagna.e il 4% in una new entry quale la Romania.

I dati sono emersi in occasione dell’udienza, tenutasi l’11 febbraio scorso, presso la Corte di Giustiza UE, che si dovrà pronunciare sui rinvii pregiudiziali sollevati proprio dal CNF che da anni ormai lotta contro casi che vengono ricondotti dal medesimo al c.d. “abuso del diritto”.

A sostenere la posizione del CNF, davanti al supremo organo giurisdizionale europeo vi sono, oltre al Governo italiano anche Austria e Romania.

In particolare, viene invocato una precedente pronuncia della Corte di Giustizia del 2009 su di un caso analogo a quelli degli avvocati riguardante però un ingegnere (caso Cavallera).

I risvolti della vicenda sono anche economici tenuto conto del fiorente mercato sviluppatosi attorno a tali migrazioni da parte di società specializzate che offrono pacchetti completi di soggiorno agli aspiranti abogados italiani che hanno fruttato ad una di queste anche una pesante sanzione da parte dell’Antitrust italiana per pubblicità ingannevole.

La prossima puntata della “telenovela” sarà il 10 aprile quando l’Avvocato generale presenterà le proprie conclusioni davanti alla Corte UE.

Segue…

Red.

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.