Il fallito colpo di Stato all’epoca di un’altra crisi economica.
Quanta acqua è passata sotto i ponti in 33 anni! Giusto il tempo di una generazione per vedere le immagini di quel giorno alla Camera dei deputati spagnola come dei pezzi di antiquariato. Eppure, alle 18,22 del 23 febbraio 1981, quando il tenente colonnello della Guardia Civil, Antonio Tejero, irruppe, con al seguito circa 200 guardie armate, nell’aula dove i deputati erano riuniti per votare l’investitura del successore di Adolfo Suarez alla presidenza del Governo, l’esito del colpo di stato non era affatto scontato. Secondo la vulgata, fu il discorso televisivo del giovane Re Juan Carlos, all’una e un quarto di notte, a far crollare definitivamente i propositi golpisti, sino alla cattura dei responsabili nel corso della successiva mattinata. Molti lati della vicenda, le cui conseguenze giudiziarie furono liquidate con una certa rapidità, permangono ad oggi ancora non del tutto chiariti. Quello che risulta invece piuttosto evidente è come nel brodo di coltura di un colpo di stato affatto inatteso, avesse pesato, oltre ad altri fattori, anche la profonda crisi economica dalla quale il governo di Suarez veniva accusato di non essere in grado di fare uscire il Paese. Anche la stampa era uscita allo scoperto, invocando colpi di “timone” o di “bisturi” e prospettando, senza tanti infingimenti, la soluzione militare. In quel momento, l’oggi tanto celebrato Suarez, era nel mirino di un’amplissimo spettro di forze sociali, politiche e militari passando da enfant prodige del franchismo su cui aveva puntato il Re per la democratizzazione della Spagna, a detestata causa di tutti i mali. Al riguardo è istruttiva la lettura dell’avvincente “docu-fiction” letteraria di Javier Cercas, Anatomia di un istante, pubblicata in italiano da Guanda nel 2010. Guardando con la lente d’ingrandimento i frammenti della più celebre mezz’ora della storia della televisione spagnola – quelli registrati da una telecamera accidentalmente rimasta accesa durante l’invasione della Camera – l’autore descrive magistralmente le vicende, personali e politiche, dei protagonisti di quelle ore – Suarez stesso, il suo ministro della difesa Gutierrez Mellado ed il leader comunista Carrillo - identificandoli efficacemente come “eroi della ritirata” ovvero come coloro che, tradendo il loro passato hanno assicurato la pacifica transizione alla democrazia.
A.L.













