L’importanza di Barclays in Spagna e, soprattutto nella sua Capitale, risalta all’occhio anche del passante che nella centrale e simbolica plaza Colòn si vede sovrastato dal marchio inglese sui due edifici che fanno quasi da bastioni di entrata alla calle Genova, a pochi passi dalla sede del PP.
E adesso, dopo 35 anni, dando seguito ad un piano strategico che prevede il disimpegno anche da Italia, Francia e Portogallo, la banca lascia il Paese iberico mettendo all’asta l’area di Retail and Business Banking per un valore di 20 milioni di euro, mantenendo invece la banca privata, quella di investimento, corporate e le carte di credito.
Dopo gli anni del boom immobiliare, che hanno visto nel 2007 l’anno migliore, dal 2011 sono iniziate le perdite che da i 227,4 milioni di euro di quell’anno sono passate ai 264,8 del 2013.
L’anno scorso il solo retail ha fatto registrare una perdita di 202 milioni, comportando la chiusura di 160 sportelli e un taglio al personale di 890 unità.
Barclays ha 260 sportelli, corrispondenti in gran parte alla rete del Banco Zaragozano, acquistano nel 2003 con 2.200 addetti ed è presente in modo significativo, oltre che a Madrid, dove si concentra la metà della sua attività, anche in Catalogna, Andalusia, Valenza ed alle Canarie. I correntisti sono 575.000 ed hanno depositi per 9 miliardi di euro.
Se ne va così una delle ultime banche straniere che erano ancora presenti sulla difficile piazza spagnola, dove rimangono con una presenza significativa solo Deutsche Bank e ING Direct.
Tra i principali interessati all’acquisto figurano CaixaBank, BBVA, Sabadell e Bankinter ma anche il Banco Popular, la Banca March e il Banco Espritu Santo.
Red.



