Fare impresa: la Spagna avanza mentre l’Italia retrocede.

Il Paese iberico guadagna quasi 20 posizioni nella classifica della Banca Mondiale “Doing business”. L’Italia ne perde 4.

Il Doing business 2015, l’annuale classifica della Banca Mondiale sui Paesi in cui è più facile fare impresa, segna l’ennesimo scarto tra Spagna e Italia con un miglioramento di quasi venti posizioni della prima, che passa dalla 52ma alla 33ma, e una discesa di 4 della seconda.

Nel ranking dei 189 Paesi aperto da Singapore e chiuso dall’Eritrea, la Spagna è al 16mo posto tra i Paesi dell’UE, essendo il gruppo di testa formato dai Paesi scandinavi – Danimarca (4°), Norvegia (6°), Finlandia (9°) e Svezia (11°) - con l’infiltrazione del Regno Unito (8°).

I parametri presi in considerazione per stilare la classifica sono 10: avviamento di un’attività; ottenimento di permessi di costruire; allaccio alla rete elettrica; registrazione della proprietà; accesso al credito; protezione degli investitori di minoranza; fisco; commercio con l’estero; capacità di far rispettare i contratti; gestione delle insolvenze.

Il balzo in avanti della Spagna è dovuto soprattutto al significativo miglioramento riguardo alla facilità nell’avvio di un’impresa, dove ha scalato ben 41 posizioni passando dalla 115ma alla 74ma. Lievi progressi anche relativamente alla registrazione della proprietà (5 posizioni, dalla 71ma alla 66ma) e nella capacità di far rispettare i contratti (1 posizione, dalla 70ma alla 69ma).

L‘Italia migliora invece solo riguardo ad un parametro, quello relativo all’avvio di un’impresa, passando dalla 61ma alla 46ma posizione.

In termini assoluti, le migliori posizioni sono ottenute dal Paese iberico nella gestione delle insolvenze (23ma) nonché nella tutela degli investitori di minoranza e nel commercio con l’estero (30ma a pari merito). Il peggior risultato riguarda invece l’ottenimento dei permessi di costruire, con la 105ma posizione.

Tra le riforme che hanno favorito il miglioramento rispetto all’anno precedente vi sono quelle relative all’introduzione di un sistema elettronico per gli adempimenti relativi all’avvio di un’attività, facendone drasticamente ridurre i tempi dai 138 giorni del 2004 ai 13 attuali.

Viene inoltre messo in luce l’apporto dato dalla la riduzione dell’imposta sul trasferimento della proprietà nonché della pressione fiscale sulle imprese così come l’introduzione di una nuova disciplina dell’insolvenza.

Red.

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