Licenziato dal Governo Rajoy il disegno di legge sul patrimonio immateriale in attuazione della Convenzione Unesco. Resta esclusa la tauromachia. Nel 2013 il turismo culturale ha reso 7,5 miliardi di euro.
A otto anni dalla ratifica della Convenzione Unesco sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003 la Spagna colma le lacune contenute nella legge n. 16 del 1985 sul patrimonio storico spagnolo ponendo le basi per la protezione di quell’insieme di tradizioni orali, artistiche e dello spettacolo così come di usi sociali, riti, feste, conoscenze e tecniche artigianali che non sono incorporate in un supporto materiale.
Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha infatti licenziato il disegno di legge, in gestazione dal novembre dello scorso anno, che dà attuazione alle raccomandazioni dell’Unesco e che interessa fenomeni interregionali come la transumanza, la jota (un ballo tradizionale collettivo particolarmente diffuso del Nord della Spagna), l’improvvisazione orale, le feste di San Giovanni o la lavorazione della canapa dalla quale, ad esempio, si ottengono le espadrillas. Ne rimane invece fuori la tauromachia (ovvero, in termini spiccioli, la corrida) in quanto questa gode di una tutela ad hoc provvista dalla legge 12 novembre 2013, n. 18 che la considera parte del patrimonio culturale spagnolo.
Gli effetti della protezione prevista dal progetto di legge comportano interventi relativi alla ricerca, documentazione e conservazione dei supporti materiali che testimoniano quelle che verranno dichiarate “manifestazioni rappresentative del patrimonio culturale immateriale” oltre a misure di formazione, trasmissione, promozione e diffusione.
Il Ministro della Cultura, Wert, ne individua peraltro le conseguenze pratiche sotto il profilo della ricaduta economica nel settore turistico.
Il turismo culturale ha mosso il 14% dei visitatori della Spagna nel 2013, vale a dire 7 milioni e mezzo di persone che, tradotto in soldi, equivale a 7,5 miliardi di euro.
Red.
