Il 2014 si sta presentando, in Spagna, decisamente come l’anno delle eccellenti uscite di scena, che è tuttavia ancora presto per qualificare come foriere di potenziali svolte.
Se il Re della Transizione ha forse salvato (almeno ancora per un po’) l’immagine e, con essa, la sopravvivenza di una monarchia cui si è perdonato molto fino a quando è stata utile o, per meglio dire, inevitabile, con un’uscita di scena in extremis ma comunque volontaria, quella di altri due monarchi (dell’impresa), della sua stessa generazione hanno invece abbandonato il palcoscenico in modo inatteso.
Sono ancora fresche di stampa le cronache delle relazioni con le quali i presidenti di due simboli di spagnolità come il Santander e El Corte Inglés annunciavano alle rispettive assemblee degli azionisti l’uscita di entrambe i colossi dal tunnel della crisi.
In tutti e tre i casi, però, la successione era stata accuratamente preparata ed è rimasta rigorosamente in famiglia, nel rispetto della tradizione delle relative istituzioni.
I tre monarchi, legittimati dal solo sangue, hanno saputo affermarsi nella difficile opera di guadagnarsi una rinnovata ed indipendente legittimazione attraverso la capacità di cogliere lo spirito dei tempi e di interpretare decise svolte con il volto rassicurante della continuità.
Juan Carlos tra luci e – inquietanti – ombre ha comunque assicurato il passaggio, non scontatamente soft, dalla dittatura alla democrazia, Botìn ha trasformato una banca provinciale in un colosso della finanza mondiale, Alvarez ha sbaragliato la storica concorrenza facendo de El Corte Inglés la più importante catena di grandi magazzini d’Europa.
Dai loro successori, Felipe di Borbone e Ana Patricia Botìn, ci si attende l’effetto taumaturgico di far dimenticare i recenti scandali che hanno visto protagonisti i padri e che hanno compromesso il prestigio delle rispettive istituzioni, mentre al nipote di Alvarez toccherà la sfida dell’internazionalizzazione mai decollata del gigante della grande distribuzione che, in un’economia globalizzata, rischia di trovarsi impantanato con i piedi d’argilla nell’ormai troppo piccola Spagna.
A loro toccherà affrancarsi, così come hanno fatto i loro predecessori, dalla legittimazione derivante esclusivamente dal principio ereditario, in tempi forse meno foschi ma con un futuro anche meno promettente.
Non era invece figlio d’arte l’altro grande trasformatore che ha inaugurato le scomparse eccellenti del 2014, il co-protagonista della Transizione Adolfo Suarez che, forse anche per questo, non ha trovato nel figlio, suo omonimo, il continuatore di un’opera unica ed irripetibile in quanto confinata in una contingenza storica di cui lo stesso Presidente del Consiglio era rimasto vittima al suo esaurirsi.
Pur ancora arzillo, il fino a pochi giorni fa, mito vivente del “catalanismo”, il Presidentissimo Jordi Pujol, uscito a testa alta e con tutti gli onori dalla politica attiva dopo 23 anni di presidenza della Generalitat, avendone lasciato le redini al delfino Mas, ha lasciato la scena che occupava col ruolo di padre nobile della causa indipendentista sotto il peso di infamanti accuse di frode fiscale, relative a fatti che esso stesso non ha potuto evitare di confermare.
L’opinione pubblica spagnola, compresa, almeno in parte, quella catalana, ancora in grado di scandalizzarsi per la commissione di reati fiscali da parte di propri rappresentanti, ha quindi decretato la triste ritirata di un altro grande vecchio che, forse troppo a lungo, è stato il monarca di una Catalogna che, proprio a a meno di due mesi dallo storico referendum sulla tanto agognata indipendenza, rischia non solo di non avere la credibilità per diventare una Nazione ma nemmeno quella, così decantata, di Regione modello la cui legittimazione dovrebbe consistere nell’inconciliabile differenza con la vituperata Spagna e con i comportamenti dei politici di Madrid…
Che ci si trovi di fronte alla fine di un’epoca è peraltro testimoniato da fenomeni che si inseriscono in un contesto più globale ma che non per questo non fanno sentire il loro rumore nel contesto spagnolo.
Il bipartitismo, PP-PSOE, che ha caratterizzato la democrazia spagnola è stato abbattuto, in occasione delle recenti elezioni europee, sotto i colpi della reazione anti-casta che, sebbene prodottasi anche in altri Paesi, di più lunga storia democratica, in Spagna ha avuto l’effetto di destabilizzare un architrave del sistema ritenuto incrollabile.
Quanti choc tutti insieme nell’anno che, però, è anche quello dell’uscita dalla crisi: se dietro ai rami vecchi stiano spuntando giovani e, soprattutto, resistenti virgulti capaci di far fronte ai tempi nuovi lo si potrà però giudicare solo dai frutti, che non avranno tuttavia a disposizione molto tempo per maturare.
A.L.