Con il nuovo metodo di calcolo europeo nel 2013 l’economia illegale ha contribuito per 9,2 miliardi di euro a fronte dei 15,5 aggiuntisi al PIL italiano.
Anche l’INE (Istituto Nazionale di Statistica), come l’ISTAT, ha diffuso nei giorni scorsi i dati del PIL rialcolato sulla base del nuovo standard metodologico dell’UE chiamato SEC 2010 e reso obbligatorio, a partire dal 2016, dal Regolamento n. 549/2013 del Parlamento e del Consiglio relativo al nuovo sistema di contabilità nazionale e regionale.
Tra le novità più eclatanti vi è l’inclusione, nel calcolo del prodotto nazionale lordo, dell’economia illegale e quindi di attività come prostituzione e traffico di droga per un una quota, rispettiva, dello 0,35% e dello 0,50% del PIL ed un totale di 9,2 miliardi di euro, a fronte dei 15,5 miliardi procurati da attività simili sul PIL italiano.
Ma come si è potuto effettuare il calcolo dell’apporto di attività che per definizione sfuggono all’ufficialità?
L’INE ha precisato che, ad esempio, con riguardo alla prostituzione sono stati presi in considerazione i rapporti dei Ministeri degli Interni e della Sanità sulla tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale. Analogamente, per il traffico di droga, ci si è basati su rapporti predisposti da autorità nazionali, europee e internazionali, come l’ONU.
Il ricorso a documentazione ufficiale nonché a dati delle dogane è stato poi utilizzato per stimare anche altre attività illegali come il contrabbando di tabacco e il gioco clandestino.
Ma il maggior contributo all’innalzamento del PIL è dato dalla riclassificazione delle spese in Ricerca&Sviluppo e di quelle militari che da correnti diventano investimenti, conferendo un +1,34% alla cifra calcolata con i vecchi metodi cui va sommato un ulteriore 0,84% derivante da mutamenti statistici. Per effetto di tutto ciò, il PIL del 2013 passa da 1.022 a 1.050 miliardi di euro.
Ma l’effetto più gradito al Governo è senz’altro quello che, per effetto dell’innalzamento del denominatore, riduce i rapporti deficit/PIL e debito PIL portandoli, rispettivamente, dal 7,1% al 6,9% e dal 93,6% al 92%.
Quest’ultimo dato rimane ancora ben lontano dal 127,9% italiano, che pur si giova della nuova metodologia di calcolo – includendo oltre alle attività legali prese in considerazione dall’INE anche il traffico di armi ottenendo un ribasso di 4,7 punti percentuali dovendosi per converso rilevare come il rapporto deficit PIL in Spagna continui a rimanere più del doppio rispetto a quello italiano che passa dal 3% al 2,8%.
Red.