Google parte dal luogo del “delitto” per affrontare il diritto all’oblio.

Tour europeo di audizioni inaugurato a Madrid.

Martedì 9 settembre si è tenuta a Madrid la prima riunione dell’Advisory Council istituito da Google per raccogliere i pareri di esperti di vari Paesi sull’applicazione del cosiddetto “diritto all’oblio” su internet, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE del 13 maggio scorso che ha comportato una vera e propria rivoluzione, riconoscendo un tale diritto nell’ambito della protezione dei dati personali.

L’organismo provvederà, fino a novembre, a realizzare una serie di audizione pubbliche in alcune delle principali capitali europee (dopo Madrid, Roma, Parigi, Varsavia, Berlino, Londra e Bruxelles) avendo peraltro elaborato un modulo online attraverso il quale chiunque può esprimere la propria opinione in merito (www.google.com/advisorycouncil/ ). Alla fine delle consultazioni, l’Advisory Council formulerà le proprie conclusioni con l’obiettivo di aiutare Google a migliorare la propria politica aziendale in questa materia.

Dalla pubblicazione della sentenza della Corte UE, Google ha ricevuto migliaia di richieste di cancellazione di contenuti di vario genere. Il gestore di un motore di ricerca è infatti tenuto, a richiesta dell’interessato, a cancellare dalla lista dei risultati le informazioni legate al nome di una persona che non risultino adeguate, non siano più pertinenti o che siano eccessive.

Perciò il gestore dovrà analizzare le richieste una ad una tenendo presente che, secondo quanto stabilito dalla Corte, il diritto all’eliminazione di dati non più attuali debe prevalere non solo sugli interessi economici del gestore stesso ma anche su quello del pubblico ad avere accesso a tali informazioni.

Solo in casi particolari, in cui la partecipazione dell’interessato alla vita pubblica giustifichi l’interesse del pubblico ad accedere a determinate informazioni, potrà rigettarsi la richiesta di eliminazione dei dati dalla lista dei risultati ottenuta con il motore di ricerca.

Alla base della decisione della Corte UE vi è stata una questione pregiudiziale sollevata dall’Audiencia Nacional spagnola nell’ambito di una vertenza originata dalla presentazione di una denuncia all’Agenzia Spagnola per la Protezione di dati personali da parte del Sig. Mario Costeja González con la quale si chiedeva che Google e la sua filiale spagnola eliminassero alcuni dati che apparivano in testa alla lista dei risultati allorquando il nome del denunciante veniva inserito nel motore di ricerca, con conseguente pregiudizio derivante dall’immagine negativa di questo che veniva così fornita.

Tali informazioni, pur essendo veritiere ed incluse lecitamente nel sito web indicizzato dal motore di ricerca, risultavano tuttavia inattuali perché risalenti a 15 anni prima e facevano inoltre riferimento ad una situazione che era poi stata risolta dall’interessato senza che ciò emergesse dai risultati della ricerca.

Pablo Sylvester Fleming

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