Grazie Mortier!

In questi giorni, gli appassionati di opera che si rechino al Teatro Real di Madrid, prima dell’inizio della sua ultima produzione, il Lohengrin, vedranno proiettata sugli schermi che sovrastano la scena la scritta “In memoria di Gérard Mortier”. Si è compiuto quanto previsto, ciò che si temeva dopo l’annuncio della sua fulminante malattia, la quale ha provocato anche l’abbandono della direzione artistica del Real contro la sua volontà.

Ma Gérard Mortier rimarrà nella memoria e negli occhi dei molti appassionati che abbiamo goduto, siamo stati colpiti , ci siamo stupiti e abbiamo apprezzato ciò che ha fatto per l’opera a Madrid in questi ultimi quattro anni. E’ stato un grande direttore artistico, originale, innovatore, attento alla messa in scena dell’opera, recuperando la drammaturgia attraverso la musica, del “dramma per musica”. La sua ossessione per l’integrazione di musica e rappresentazione evitando l’esclusivo protagonismo delle voci hanno fatto in questi ultimi anni del Teatro Real un laboratorio in cui si sono compiuti esperimenti difficilmente ripetibili.

Il Real è passato dall’essere un’Opera tra le tante, forse di seconda o terza categoria rispetto ai grandi teatri mondiali, a costituire un teatro di riferimento e di livello internazionale.

Le sue produzioni, tra cui il Lohengrin o il recente Alceste di Gluck, sono solo alcune delle ultime testimonianze di quello che Mortier ha fatto per l’opera a Madrid. Lo sono state infatti anche il San Francesco d’Assisi di Messiaen, messo in scena in un palazzo dello sport, o il Così fan tutte con la regia di Hannecke, alcuni giorni prima di ricevere l’Oscar per Amour. O ancora, l’Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Kurt Weil e rappresentata da la Fura dels Baus, la prima mondiale di The Pefect American di Philip Glass, la Vita e morte di Marina Abramovich con Willem Dafoe….Un’eredità enorme!

Questo è stato Gérard Mortier, che ha lavorato instancabilmente per offrirci le sue proposte operistiche attraverso di di registi come Robert Wilson (Choers), Warlikowski (Alceste), o Peter Sellars (The Indian Queen) per citarne alcuni, e con direttori d’orchestra come Ivor Bolton, Sylvain Cambreling o Currentzis che hanno saputo tirare fuori il meglio da un’orchestra e da un coro che negli anni sono cresciuti in qualità.

Gérard Mortier a Madrid ha restituito all’opera la sua essenza e la sua portata senza la vis polemica che in molti gli hanno rimproverato. Ha saputo adattare l’opera ai linguaggi del mondo attuale, mantenendo in vita un genere di un’altra epoca accogliendo al tempo stesso nuovi progetti di compositori contemporanei. Le prime mondiali, come, in questa stagione, Brokeback mountain, o i suoi progetti per le stagioni future, che sono confermati, come la creazione mondiale di Il Pubblico, di Mauricio Sotelo su testi di García Lorca o La città delle menzogne di Elena Mendoza ci permetteranno di continuare a godere della sua eredità.

Mortier, prima di morire, si è congedato con un Viva el Teatro Real!. Forse il nostro miglior saluto sia: Grazie Mortier!

Javier Montero Rodriguez

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