Da dita cinesi uno Chopin occidentale.

wangAbbiamo appena assistito ad un nuovo concerto del ciclo “Scherzo de Grandes Intérpretes”: ancora Chopin e ancora un altro o, più precisamente, un’altra, grande pianista orientale, la cinese Yuja Wang (classe 1987).

L’epoca dei Pogorelich, Zimmerman, Sokolov, María Joao Pires e dello stesso Pollini, ovvero dei consumati e geniali interpreti del tempestuoso pianoforte di Chopin e del virtuosismo diabolico di Liszt, sta cedendo il passo ad un “oriente” dal quale continuano a spuntare nuovi talenti, giovani e mediatici, che dominano la tecnica di quel meravigliosto strumento chiamato pianoforte.

E fu così che, qualche giorno fa, a Madrid arrivò Yuja Wang. Ci aspettavamo forse un nuovo Lang Lang o un Yundi Li, già passati dalla Capitale e di casa alla Carnegie Hall di New York così come in esclusiva alla Deutsche Gramophon. Pertanto eravamo pronti ad un concerto tecnicamente perfetto ma senza la chiarezza di Zimmerman, il genio di Pogorelich o l’esperienza di Pollini. Dettagli, certamente molto personali, ma che a Madrid si riescono ad apprezzare proprio grazie a cicli come quelli di Scherzo.

E’ stata allora una sopresa, piacevole, quella di vedere, sin dalla lettura del programma di sala, che oltre a Chopin, con la Sonata n. 3, il Notturno n. 1 e la Ballata n. 3, si sarebbero ascoltati Prokofiev (Sonata n. 3), i tre movimenti per pianoforte della Petruchka di Stravinski o un a noi sconosciuto e jazzistico Kapustin.

Chopin è risultato profondo, sentito, a tempo e di una maturità non consueta in una giovane interprete. Yuja Wang è una grande interprete, forse la migliore della nuova leva, senza bisogno di artifizi né di ornamenti edulcoranti tipici di quel romanticismo che hanno saputo trasmetterci i Baremboim o i Brendel dal loro presente ormai i dirittura d’arrivo e che ci allontana dalla scena.

La Pretruchka di Stravinski è riuscita ad evocare i balletti russi picassiani di DIaghilev ed il suo Prokofiev ha riflettuto una chiarezza di inizio ’900 così lontana dalla tradizione culturale dell’interprete.

Fortunatamente, giovani come Yuja Wang sembrano lasciar intravvedere un futuro promettente. Siamo rimasti sorpresi dalla sua gamma di registri, dal suo grande dominio dello strumento ma, soprattutto, dalla continuità di un pianoforte romantico così legato alle sue origini, geografiche e temporali, che non è facile ritrovare nei nuovi e geniali virgulti dell’estremo oriente.

Javier Montero Rodriguez

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.