Spagna-Italia: un rapporto a senso unico?

I fatti degli ultimi giorni non possono non indurre ad una riflessione sullo stato dei rapporti economici tra i due Paesi dirimpettai del Mediterraneo, cercando tuttavia di rifuggire dalla tentazione di accomunare operazioni diverse per cause, modalità e e finalità.

Da un lato, Mediaset, ben presente e leader del suo settore in Spagna, rinuncia alla partita della pay tv iberica ritirandosi, su questo versante, a Milano mentre Enel inizia a tagliare il cordone ombelicale con Endesa, prima azienda elettrica spagnola, per assumere il controllo diretto, da Roma, delle filiali latinoamericane che quest’ultima ha in pancia come primo passo di un ventilato, anche se per il momento smentito, disimpegno da Madrid.

Dall’altro, Ebro Foods si pappa uno dei simboli italici come la pasta di Gragnano, che a questo punto potrà essere servita in alternativa al riso Scotti (sul quale gli spagnoli avevano già messo le mani), condita con gli oli Bertolli, Carapelli o Sasso (da tempo nel portafoglio di Deoleo) e preceduta – o seguita, a seconda dei gusti – da un piatto di affettati Fiorucci (ormai di proprietà di Campofrio). Inoltre, sempre dallo stesso lato, Telefonica, socio di maggioranza relativa di Telecom Italia, entra con 100 milioni di euro in Mediaset Premium, Melià continua ad investire aprendo un hotel della sua linea più prestigiosa in centro a Milano e Barcelò cerca di espandersi grazie ad una joint venture con il figlio di Franco Rosso.

Insomma, vista così si direbbe che mentre gli italiani “fuggono” dalla Spagna gli spagnoli “invadono” l’Italia.

Una tale lettura sarebbe senz’altro troppo facile perché non terrebbe conto che, innanzitutto, nel caso di Mediaset, che porta a casa un risultato positivo sotto tutti i profili, si potrebbe trattare di una strategia che i francesi definirebbero come “reculer pour mieux sauter” ovvero fare un passo indietro per compiere un salto più lungo. Infatti, essersi assicurati al contempo la fornitura di contenuti a Telefonica e l’entrata di quest’ultima nella propria piattaforma pay potrebbe comportare non solo il rafforzamento ma anche l’apertura di nuovi orizzonti per la propria presenza sia in Spagna che nel più ampio e ghiotto mercato ispanico.

Per quanto riguarda Enel, poi, il presunto “spezzatino” di Endesa farebbe parte di una strategia globale di riorganizzazione e di razionalizzazione – che sta vedendo, tra l’altro, l’uscita da Romania e Slovenia - in cui la Spagna sarebbe una delle tante pedine, con l’obiettivo di concentrarsi su aree geografiche a più alto potenziale come l’America Latina.

Resta il fatto che, per il momento, il Paese iberico pare interessare per fare cassa e, nella migliore delle ipotesi, come ponte verso l’America Latina, mentre gli spagnoli continuano ad entrare nei settori sensibili dell’industria italiana.

Un almeno apparente squilibrio di intenti, a meno di non voler considerare, adeguandosi così ai nuovi criteri indicati da Eurostat per il calcolo del PIL, gli investimenti della criminalità organizzata italiana in Spagna, così come stanno emergendo in seguito alla retata anti-camorra portata a segno a Madrid o alle intercettazioni che rivelano gli interessi per l’ormai tramontata città della “perdizione” Eurovegas…

A.L.

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