Colazione in riva al mare e pranzo sulla neve, in giornata.
Andalusia è, soprattutto per i turisti stranieri, sinonimo di spiaggia.
La regione più estesa e meridionale di Spagna, la cui costa si fregia, a giusto titolo, dell’appellativo “del sol”, ospita pero’ anche una delle più importanti stazioni sciistiche della penisola iberica.
Non avrà forse il glamour delle blasonate pirenaiche Formigal e Baqueira, ma la Sierra Nevada, oltre ad offrire impianti e piste di tutto rispetto, è soprattutto più facilmente raggiungibile.
Dall’aeroporto di Malaga, uno dei meglio serviti di Spagna - o dalla stazione dell’Ave, per chi vi giunge in due ore e mezza circa da Madrid - bastano infatti solo un paio d’ore per arrivare a Pradollano (la frazione del Comune di Monachil da cui partono ovovie e seggiovie).
Nella stessa giornata è così possibile fare colazione in un chiringuito in riva al mare ed essere per pranzo con gli scarponi ai piedi in una delle terrazze con vista sul Pico del Veleta che, con i suoi quasi 3400 metri, è la quarta cima più alta di Spagna (essendo la prima quella del vulcano Teide di Tenerife) e la terza della penisola.
Un’ora e mezza di comoda autostrada - senza pedaggio - attraverso un pittoresco paesaggio per lunghi tratti incontaminato di colline punteggiate da ulivi fino a Granada, e poi mezz’ora di ampie curve sino al parcheggio coperto della CETURSA (la società pubblica che gestisce la stazione sciistica).
Rimangono davvero pochi passi a separare l’auto dalle piste, essendo questa una delle più notevoli caratteristiche di Sierra Nevada: tutto è concentrato e a portata di mano.
Anche nei giorni di maggiore affluenza, come il sabato e la domenica, quando si riversano sulla località andalusa gli sciatori del sud della penisola, compresi molti portoghesi, che in 5 ore arrivano anche da Faro, l’efficienza della rodata organizzazione e la portata dei moderni impianti rendono l’assedio gestibile e le discese godibili. Con due avvertenze: essere possibilmente mattinieri e non principianti, visto che, da un lato, trovandosi comunque in Spagna, sono in pochi a dare segni di vita prima delle 11 del mattino e, dall’altro, data la tradizione non propriamente alpina delle regioni da cui proviene gran parte dei frequentatori della Sierra, molti di questi sono alle prime armi.
Gli oltre 100 km di piste, di cui alcune piuttosto tecniche, 21 impianti di risalita, comprese seggiovie a 6 posti, e 1200 metri di dislivello (da 2100 a 3300 metri) rendono oggi ingiusta più che mai la perplessità espressa con il suo caratteristico colore da Alberto Tomba, il quale, in vista dei mondiali del 1995 - rinviati di un anno per mancanza di neve - si era chiesto come fosse possibile organizzare una manifestazione sciistica di tale livello “in Africa”. Il “continente nero” si può peraltro intravvedere dal punto più alto della stazione, aggiungendo ulteriore fascino al contrasto di sciare nella terra del sole e del mare, comunque sempre presente, anche al momento dell’après ski a base di gamberi alla piastra, alla Lonja come se si fosse in un bar di Malaga o Cadice.
Per chi non fosse ancora pago della giornata di sci, il giovedì e il sabato, dalle 19 alle 22, con un supplemento di pochi euro è possibile sciare su alcune piste illuminate a giorno. Gli altri, invece, possono ritemprarsi nella spa del Melià Sol y Nieve, hotel 4 stelle dove vale peraltro la pena pernottare, in alternativa al decisamente più costoso The Lodge, la cui terrazza affacciata proprio sulla pista di rientro è popolata da facoltosi ospiti dell’est Europa.
Proprio di fronte al Sol y Nieve, sotto i portici Mont Blanc, in una delle vetrine de ristorante La Muralla, fanno bella mostra costate e altri succulenti tranci di carne, che tentano irresistibilmente a salire al primo piano, dove si trovano alcuni tavoli non abbastanza distanziati e sotto un soffitto troppo basso. Dettagli che la qualità del cibo - e del servizio - fanno subito dimenticare. Da provare il succoso controfiletto alla brace magari preceduto da un antipasto di piccole fave con uovo e prosciutto e un assaggio del sorprendente payoyo, formaggio di capra dell’omonima razza della sierra di Grazalema, tra le province di Malaga e Cadice.
Per un ambiente più luminoso, in cui si respira qualità, a pochi metri si trova La Bodeguita che, oltre ad una bella sala, dispone di un’ampia terrazza per l’aperitivo e di un lungo bar per le tapas.
Se il dopo cena con inizio attorno alla mezzanotte (siamo in Spagna!) con un tuffo negli anni ’90 al Jaleo o al Mango consentisse la sveglia di primo mattino, ci si potrebbe godere piste quasi deserte sino a mezzogiorno per fare quindi rientro a Malaga dove
pranzare in spiaggia ai tavoli de El Cachalote. Fasolari, canocchie e seppioline a prezzi del tutto corretti, accompagnate da una birra fresca con vista sul mare colorato di un azzurro primaverile sono ideali per concludere in bellezza un fine settimana andaluso mare e monti.
A.L.














