L’anno 2015, che sta ormai volgendo al termine, sarà senza dubbio ricordato dagli italiani interessati al mondo legale iberico come lo “spartiacque” definitivo tra la vecchia normativa deregolamentata di iscrizione all’albo degli Abogados e quella nuova, decisamente più strutturata e vicina agli standard europei e mondiali, imposta dalla Ley 34/2006 con la frequenza obbligatoria di un “Master en Abogacía” accreditato ed il necessario superamento della prova statale sui 75 quesiti a risposta multipla.
La novità non prevista e, tuttavia, di ancor maggior impatto è stata per tutti coloro che non sono provvisti di una laurea in Giurisprudenza spagnola essendosi laureati al di fuori della Spagna (in ambito comunitario od extra non fa differenza alcuna), l’eliminazione di fatto della storica procedura di “omologazione” dei titoli accademici ai sensi dell’interpretazione assai restrittiva del Real Decreto 967/2014 da parte del “Ministerio de Educación”, il quale ha deciso sulla base dello stesso di concedere il riconoscimento di qualsiasi titolo accademico (Giurisprudenza compresa) solo a quei richiedenti che fossero in possesso del correlato titolo professionale di origine.
A titolo di esempio e per maggior chiarezza, l’omologazione ministeriale in Giurisprudenza potrebbe essere concessa attualmente solo a chi fosse in possesso in Italia non solo della laurea ma anche del titolo di Avvocato : evidente, di conseguenza, come quest’ultima sia un’ ipotesi soltanto teorica giacché molto difficilmente un soggetto in possesso sia del titolo accademico che professionale nel Paese di origine potrebbe avere interesse ad “omologare” il solo titolo accademico per “via ministeriale” in Spagna.
Ecco che, quindi, la strada obbligata per tutti coloro in possesso di una laurea non spagnola, indicata rapidamente anche dallo stesso “Ministerio de Educación” quasi a volersi liberare definitivamente di tale competenza divenuta negli ultimi anni indubbiamente gravosa per le migliaia di istanza gestite, è divenuta l’analoga procedura universitaria denominata “Reconocimiento parcial de estudios” che, peraltro, è sempre esistita ma visto lo scarsissimo ricorso se ne era ormai persa ogni traccia.
La sostanza della procedura universitaria “alternativa” di riconoscimento del titolo accademico italiano è, per gli interessati, sostanzialmente la medesima : sarà l’università che discrezionalmente indicherà le materie da integrarsi (prendendo come punto di partenza gli esami svolti in Italia nel corso di laurea in Giurisprudenza) per ottenere il c.d. “Grado en Derecho”, ossia, la laurea spagnola nuovo ordinamento del sistema accademico iberico. La grossa differenza starà, però, nell’obbligatorietà di fatto per gli italiani di iscriversi alle università private per fare tali integrazioni visto che quest’ultime sono le uniche che organizzano sessioni “ad hoc” per gli stranieri riducendo la tempistica che, altrimenti, di fatto diverrebbe abnorme nel suo complesso: 1 anno per il riconoscimento della laurea italiana (a “Grado en Derecho”) e un altro anno per il Master en Abogacía più i molti mesi necessari per il superamento dell’esame di Stato e l’iscrizione agli albi professionali in Spagna ed Italia.
Naturalmente Titolispagna ha, in collaborazione con il partner UNIR, studiato subito come ovviare al problema, da un lato prevedendo di effettuare il “reconocimiento a Grado” subito dopo il Master in modo da fare integrare ai propri clienti il minor numero di materie possibile (circa 4-5 al massimo in generale) e, dall’altro, organizzando le integrazioni in una prova unica esclusiva “a crocette” che, di fatto, andrà a sostituire l’ormai defunta prova di omologazione di matrice ministeriale: rimangono così invariate sia la tempistica complessiva di circa 18 mesi del percorso che la sua assoluta fattibilità, considerata la modalità di esame esclusivamente con “test a risposta multipla” di tutte le prove dello stesso.
Luca Bersani














