Spuntano come funghi i franchising di profumi equivalenti.
Sino a poco tempo fa, nel “menù” che veniva distribuito al cliente nei negozi di profumi cosiddetti equivalenti, accanto al nome del profumo di marca vi era il numero di quello corrispondente che lo “ricorda” in modo tale da consentire al consumatore di individuare la versione low cost di fragranze che recano nomi di grandi stilisti. Non si tratta di imitazioni ma bensì, così come succede per i farmaci generici in relazione al principio attivo, di formule simili a quelle utilizzate dai marchi famosi sulla base del meccanismo del merchandising, ovvero dell’applicazione di un marchio noto nel settore dell’abbigliamento a prodotti della profumeria realizzati su licenza da parte di terzi. Attualmente, tuttavia, l’individuazione dei profumi avviene ricorrendo a “famiglie olfattive” - orientale, erbaceo, legnoso, etc. - cui sono associati rispettivi colori. Il consumatore è poi agevolato dalla possibilità di rifornirsi del quantitativo desiderato o di provvedere al refill del precedente acquisto, essendo i profumi venduti anche sfusi.
Negli ultimi tre anni, le catene di franchising spagnole di profumi equivalenti hanno spopolato nel Paese e non solo. Tra tutte spicca l’aragonese Equivalenza con oltre 500 punti vendita in tutta Europa, tra cui l’Italia, con una particolare concentrazione nel Lazio. L’impressionante espansione realizzata sin sua dalla fondazione, nel 2011, pare dimostrare come intercettare il minore potere di acquisto che avrebbe tenuto lontane fasce di consumatori da beni non essenziali come i profumi di marca sia stato un successo frutto della capacità di cogliere le oppurtunità della crisi. A conferma del persistere di un terreno fertile in questo segmento, anche nei quartieri chic del centro della Capitale, vi è, ad esempio, la recente inaugurazione, in Conde de Peñalver, in pieno il Barrio di Salamanca, di un punto vendita della madrilena Aromas Artesanales, sino ad allora confinata nelle zone più periferiche.
A.L.















