Via libera alla privatizzazione degli aeroporti spagnoli.

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Sul mercato il 49% di un’AENA spacchettata per la pù importante operazione dal 1998.

Con la conversione da parte della Camera dei Deputati spagnola, lo scorso 10 luglio, del contestato Real Decreto del Governo Rajoy recante Misure urgenti per la crescita, la competitività e l’efficienza economica (detto “omnibus” per l’eterogeneità delle materie che tocca e per il numero di leggi, 26, che modifica) si pone un ulteriore tassello nella privatizzazione della società pubblica che gestisce 46 aeroporti spagnoli oltre ad altri 15 nel resto del mondo, collocandosi, con 200.000.000 di passeggeri all’anno, come il primo operatore aeroportuale planetario.

Mediante tale provvedimento, vengono ulteriormente separati i destini della parte pubblica di AENA (Aeropuertos Españoles y Navegaciòn Aerea) - omologa dell’ENAC italiana - che passa a denominarsi ENAIRE, da quella commerciale – creata dal Governo Zapatero nel 2010 come Aena Aeropuertos, S.A – che d’ora in poi si chiamerà AENA, SA.

Di quest’ultima verrà messo sul mercato, nel prossimo autunno, il 49% con l’intento di raccogliere 2,5 miliardi di euro circa.

Si tratta della più importante operazione di privatizzazione da 16 anni a questa parte, ovvero da quando, nel 1998 lo Stato ha venduto il 54% di Tabacalera (il Monopolio tabacchi spagnolo) per circa 1,7 miliardi di euro.

La decisione, che il Governo promuove nel segno di una maggiore efficienza, ha suscitato levate di scudi sia dall’opposizione parlamentare del PSOE - il quale ha inoltre annunciato di voler impugnare il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale - che dei sindacati, che ne criticano invece le ricadute speculative adesso che, dopo una dura ristrutturazione, che ha comportato il licenziamento di 1.200 dipendenti, gli aeroporti spagnoli sono di nuovo in utile (597 milioni nel 2013).

A tali critiche si sommano quelle provenienti dalle regioni spagnole, come le Canarie, che invocano invece una decentralizzazione della gestione degli aeroporti mentre il Governo sostiene che mantenere uno schema unitario a rete offre maggiori garanzie in termini di mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni oltre che si sostenibilità dell’intero sistema, laddove gli aeroporti che producono utili consentono la sopravvivenza di quelli in perdita.

Red.

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