Ancora molto resta da chiarire sui retroscena di una delle più grandi stragi della storia spagnola.
La strage del mattino dell’11 marzo 2014 nella quale morirono 191 persone e ne restarono ferite 2057, sorprese la Spagna a 72 ore dalle elezioni politiche.
All’epoca terrorismo equivaleva ad ETA ed era difficile immaginare che la Spagna potesse essere un obiettivo di Al Quaeda.
Fu infatti all’organizzazione criminale basca che nelle prime ore venne attribuito, da parte del Governo, l’attentato ai quattro treni carichi di pendolari nell’ora di punta. Tuttavia ben presto emersero fatti che indicavano una matrice islamica e l’opinione pubblica si divise. In particolare emerse il fastidio, da parte di un gran fetta della popolazione, per l’insistenza del Governo nell’accentuare, in vista nell’imminente appuntamento elettorale tesi del terrorismo basco nonstante questa venisse di ora in ora clamorosamente smentita degli indizi sempre più evidenti. Alle elezioni, rovesciando il pronostico, vinse il PSOE di Zapatero che aveva invece sostenuto l’estraneità di ETA e la riconducibilità dell’attentato all’intervento militare in Iraq così fortemente voluto da Aznar, ritratto nella famosa foto delle Azzorre insieme ai principali promotori dell’intervento bellico, Bush e a Blair.
Nel 2007, la Audiencia Nacional, ovvero il tribunale competente in materia di terrorismo, trovando fondata la pista islamica de escludendo quella riconducibile ad ETA, condannò 21 persone, alcune delle quali a decine di migliaia di anni di carcere, mentre, nel 2008, di cui il Tribunal Supremo (la Cassazione spagnola) ne assolse quattro, condannando però un assolto in primo grado.
A tutt’oggi rimane comunque ancora aperto il dibattito sulla profondità e l’estensione dei legami della cellula jiadista cui l’attentato è stato attribuito.
Al riguardo sta facendo discutere, da ultimo, il libro ¡Matadlos! Quién estuvo detrás del 11-M y por qué se atentó en España (Uccideteli! Chi c’è dietro all’11-M e perché è stata attaccata la Spagna, ndr) del Professor Fernando Reynares, già titolare della cattedra di Scienze Politiche all’Università Rey Juan Carlos di Madrid.
La tesi che viene sostenuta è quella di un’implicazione molto più profonda di Al Quaida di quanto sino ad ora sia stato ammesso nell’attribuire la responsabilità ad una cellula jiadista più o meno autonoma. L’autore mette in luce l’insospettata centralità della Spagna nel mirino della rete islamista sin dal 1995, allorquando nel 1995 venne smantellato, dalle forze dell’ordine iberiche un importante gruppo quaedista.
Il decimo anniversario è segnato, per un verso, dall’uscita dal carcere, il prossimo 16 marzo, di uno dei condannati e, dall’altro, dalla partecipazione unitaria alle commemorazioni da parte delle associazioni delle vittime per la prima volta dal 2007.
Proprio l’Associazione delle Vittime del Terrorismo (AVT) ha organizzato, nell’ambito dell’Espacio Centro Centro del Municipio di Madrid, nella piazza di Cibeles, un’impattante mostra, aperta fino al 16 marzo, sulla reazione civile al devastante attentato.
Red.













