L’operazione avrebbe il valore di 2,3 miliardi di euro.
Il piano predisposto dai ministeri spagnoli delle Infrastrutture e delle Finanze prevede il pagamento di 2,4 miliardi di debiti ai creditori delle concessionarie spagnole di nove autostrade sull’orlo del fallimento.
La crisi che ha ridotto drasticamente i passaggi negli ultimi anni (nei primi due mesi del 2014 il calo é stato del 52% rispetto allo stesso periodo del 2013) e le spropositate indennità di esproprio riconosciute ai proprietari di terreni agricoli, ma che secondo legge Aznar sui suoli andavano considerati come edificabili, sono alcune delle cause dell’enorme debito, pari a 4,6 miliardi di euro, accumulato dalle concessionarie nei confronti, principalmente, delle banche e, in particolare delle spagnole Bankia, Sabadell, Santander, Caixabank e ICO.
La cifra verrebbe finanziata mediante l’emissione di titoli di Stato a trent’anni e con un interesse dell’1%.
Quasi la metà del capitale delle autostrade in questione (48,5%) è in mano ad imprese di costruzione mentre solo quote residuali sono detenute da banche (6,4%) e pubbliche amministrazioni (13,9%).
Quattro delle nove autostrade sono raccordi di Madrid che, secondo molti, sono state costruite senza alcuna utilità essendo dei doppioni di percorsi già coperti e gratuiti e rappresentano da sole, con più di 1,6 miliardi di euro, oltre il 44% del debito totale.
Secondo il Governo il vantaggio sarebbe duplice: per un verso, in quanto garante delle concessionarie eviterebbe si dover sborsare fino a 5 miliardi di euro tra indennità di esproprio e rimborso dei mutui e, per l’altro, acquisirebbe le autostrade a metà prezzo.
Queste andrebbero conferite ad una società pubblica, tornando così ad una nazionalizzazione delle autostrade a distanza di trent’anni ovvero da quando, nel 1984, vennero salvate 6 autostrade, in gran parte galiziane, per la cui acquisizione fu creata l’ENA (Azienda Nazionale delle Autostrade).
Queste furono privatizzate nel 2003 ed aggiudicate, per oltre un miliardo e mezzo di euro, ad un gruppo guidato da Sacyr e composto proprio da molte delle costruttrici (tra cui FCC e Acciona) che oggi sono in predicato di essere salvate dallo Stato….
Insomma, un gatto che si morde la coda, e non é destinato a smettere, se é vero che il Governo pensa di procedere ad una riprivatizzazione nel giro di qualche anno.
Red.













