Gli italiani non mollano la presa sull’olio spagnolo.

Il Fondo Strategico Italiano, in joint venture con Qatar Holding LLC, cerca un accordo per entrare in Deoleo.

Il leader mondiale dell’olio Deoleo ha comunicato oggi che la migliore offerta ricevuta per l’acquisto del 100% delle proprie azioni entro la scadenza del 2 aprile è stata quella del fondo lussemburghese CVC Capital Partners (azionista, tra le altre, dell’autostradale Abertis e della tessile Cortefiel) che ha messo sul tavolo un importo unitario di 0,38 euro per azione, inferiore quindi all’ultima quotazione di borsa, pari a 0,4 euro.
Hanno presentato offerte, oltre a CVC ed alla joint venture italo-qatarina denominata IQ Made in Italy, anche le statunitensi Carlyle e Rhone (per cui lavora uno dei figli dell’ex Presidente del Governo spagnolo Aznar) nonché il francese Pai partners.
Secondo quanto riferisce Il quotidiano economico spagnolo Cincodias, CVC avrebbe inoltre offerto di investire 150 milioni di euro in un aumento di capitale ed un prestito ponte di 470 milioni di euro per rimborsare debiti in scadenza a fine anno.
IQ Made in Italy si sarebbe, dal canto suo, fatta avanti proponendo al Governo spagnolo, che in questi ultimi tempi non ha nascosto il suo attivismo per non lasciare andare Deoleo all’estero, di operare, per ottenere il controllo di quest’ultimo in accordo con attori spagnoli pubblici come la SEPI (l’”IRI”iberica) e privati quali gli attuali azionisti Dcoop (produttrice di olio) o la banca Unicaja, che non intendono sbarazzarsi del proprio 20% di capitale.
La joint venture fondata nel 2013, dotata di 2 miliardi di euro e nata per investire nel made in Italy nonché per incentivare l’aggregazione dei marchi italiani, sarebbe disposta a rinunciare ad una quota di maggioranza ed avrebbe assicurato il mantenimento della sede in Spagna, escludendo anche “spezzatini” pur di mettere le mani sul colosso che ha in pancia anche Bertolli, Carapelli e Sasso.
Non resta quindi che aspettare la prossima puntata di una vicenda “gustosa” sia per le contraddizioni tra un concreto interventismo statale e le privatizzazioni sbandierate che per il riaccendersi, al livello più alto, di una rivalità tra due Paesi affini che, in altre sedi, ha spesso consentito a spagnoli ed italiani di stuzzicarsi reciprocamente.
Che sia invece proprio un’alleanza tra, da un lato, chi produce di più (la Spagna é di gran lunga il primo produttore mondiale di olio d’oliva) e, dall’altro, chi sa vendere meglio (gli stessi spagnoli riconoscono che i marchi italiani sono la chiave per entrare in America del Nord) la soluzione più efficace per entrambi?

Red.

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